DOTT.SSA ANNA ZAMPETTI  

           SPECIALISTA IN DERMATOLOGIA

 

 

 

 

 

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La  diagnosi clinica di  invecchiamento cutaneo non richiede un expertise acquisito negli anni. Consciamente o inconsciamente ognuno di noi nei momenti di interazione sociale effettua una stima dell’età della persona che ha di fronte. Tale stima si fonda sull’impressione globale che tiene conto anche di altri fattori oltre la cute quali  ad esempio la postura della persona.

E’ difficile individuare una scala scientifica unitaria  che quantifichi l’invecchiamento della pelle e che tenga conto dei numerosi elementi clinici che lo caratterizzano.  Almeno 24 caratteristiche misurate con un punteggio da 1(assente) a 3 (marcato)  possono essere utilizzate in modo sistematico per un Skin Age Score (SAS) da correlare all’età cronologica e valutare  quindi scientificamente l’invecchiamento cutaneo

CARATTERISTICHE VALUTATE NEL SAS (SKIN AGE SCORE) CON PUNTEGGIO DA 1  A 3 DA CORRELARE ALL’ETA’ CRONOLOGICA. ( modificata da  Guinot C, Malvy DJ, Ambroisine L, Latreille J, Mauger E, Tenenhaus M, Morizot F, Lopez S, Le Fur I, Tschachler E. Relative contribution of intrinsic vs extrinsic factors to skin aging as determined by a validated skin age score.Arch Dermatol. 2002 Nov;138(11):1454-60.

Punti neri guance

Linee sopra le labbra

Punti neri fronte

Rughe sopra le labbra

Punti bianchi guance

Pieghe nasolabiali

Punti bianchi fronte

Rilassamento cutaneo

Milia guance

Caduta palpebrae

Milia fronte

Borse regione sottorbitaria

Macchie guance

Rughe a “ zampe di gallina”

Macchie fronte

Rughe regione sottorbitaria

Rughe sottili guance

Elasticità guance

Rughe sottili fronte

Elasticità fronte

Rughe marcate guance

Incapacità delle guance ad arrosire quando pinzate

Solco regione interciliare

Incapacità della cute della fronte ad arrossire quando pinzata

 

L’invecchiamento cutaneo si manifesta sotto forma di secchezza cutanea (xerosi) e desquamazione, macchie, comparsa di lesioni ipercheratosiche benigne o lesioni francamente tumorali di origine cheratinocitaria o melanocitaria, alterazioni vascolari. [i] .  Tali alterazioni si possono osservare in tutte le sedi corporei ma sono maggiormente evidenti nelle sedi foto-esposte quali viso, braccia e gambe. L’irradiazione ultravioletta (UV) del sole è infatti il principale tra i fattori ambientali a determinare l’invecchiamento cutaneo. Il danno indotto dal sole è comunemente noto come fotoaging e si caratterizza per precise alterazioni istopatologiche[ii] . A livello epidermico si osservano cheratinociti irregolari per dimensioni e forma con perdita della polarità nonché melanociti di forma irregolare aumentati o diminuiti nel numero; le cellule di Langherans risultano generalmente ridotte A livello dermico il collagene si presenta disorganizzato e intensamente basofilo; l’elastina è aumentata ed amorfa; la quota di glicosamminoglicani risulta aumentata.

Come l’invecchiamento cronologico, legato cioè al passare del tempo per sé, alla senescenza cellulare e all’incapacità dell’organismo di mantenere l’omeostasi reagendo agli insulti, anche il fotoinvecchiamento è un processo cumulativo ma contrariamente a questo dipende da fattori specifici ben identificati quali la latitudine a cui si vive, il grado e il tempo di esposizione, il fototipo cutaneo[iii].  Melanomi e carcinomi cutanei sono anch’essi espressione del danno fotoindotto ma la fotoesposizione cronica è chiamato in causa nell’insorgenza del carcinoma basocellulare e spinocellulare mentre la fotoesposizione acuta associato alla predisposizione genetica lo sono per il melanoma cutaneo. Per il trattamento più dettagliato di questi aspetti  si rinvia all’opportuna sezione di questo elaborato.

Quale pelle invecchia più facilmente ?

E’ ben noto che la pigmentazione cutanea fornisce una grado significativo di protezione contro il danno attinico. La relazione inversa tra la pigmentazione cutanea ed eritema indotto da raggi UV è alla base della classificazione dei fototipi cutanei di Fitzpatrick. Lo spettro d’azione UV per l’invecchiamento cutaneo non è stato identificato sebbene è riconosciuto che: i raggi UVB sono responsabili di danni a livello epidermico e gli UVA a livello dermico; negli animali gli UVB sono  francamente carcinogenetici e sarebbero importanti nell’iniziazione tumorale mentre gli UVA nella promozione; i raggi UVA sarebbero più dannosi, determinando maggiore danno ossidativo sia locale (per ossidazione dei lipidi di membrana delle cellule epidermiche e dermiche) che sistemico (cellule del sangue) essendo direttamente immuonosoppressivi e addirittura citotossici[iv] . Una valutazione quantitativa degli effetti della irradiazione UV e la  risposta molecolare a livello cutaneo nei vari fototipi  tuttora non è stata pubblicata in modo sistematico.  Il recettore MC1R recettore 1 per la melanocortina, sembra proporsi come importante link tra il fototipo e il rischio di tumori cutanei. A riprova di ciò è osservato che vari tumori che interessano i cheratinociti sono associati ad un aumento della pigmentazione suggerendo una simultanea alterazione di melanociti e cheratinociti come si osserva negli epiteliomi pigmentati e nelle cheratosi attiniche pigmentate[v].

Infine non è noto il meccanismo patogenetico fotoindotto delle alterazioni vascolari della cute fotoinvecchiata ma è ipotizzabile un’alterazione dei meccanismi positivi e negativi che regolano l’angiogenesi come osservato nel topo esposto a radiazioni UVB[vi] .

Quali  altri fattori favoriscono l’invecchiamento cutaneo ?

E’ bene sottolineare che oltre alla esposizione alla luce solare molti sono i fattori che sembrano favorire l’invecchiamento cutaneo. Tra questi  ricordiamo l’esposizione alle lampade abbronzanti, il fumo, l’alimentazione, l’assunzione di alcol,  l’assunzione cronica di farmaci, alcune variazioni patologiche  dell’organismo (malattie croniche e/o intercorrenti quali infezioni o tumori), alcune variazioni parafisiologiche (menopausa e altre condizioni che predispongono ad un invecchiamento endocrinologico), le alterazioni dello stato dell’umore e gli stati depressivi  che conducono a  disfunzione dell’asse neuro-endocrino-immunologico e stati di invecchiamento organico percepibile anche sulla pelle[vii].  Non esiste tuttavia al momento attuale nessuno studio che abbia valutato l’impatto dei singoli fattori in relazione all’invecchiamento cutaneo.

Approccio terapeutico 

La valutazione dell’invecchiamento cutaneo deve indurre il medico  a volgere uno sguardo più profondo al paziente che consideri la cute come organo spia delle condizioni generali del soggetto, delle sue condizioni di vita e abitudini comportamentali considerando anche le alterazioni organiche e strutturali  che si verifichino al di sotto della superficie cutanea.  L’approccio terapeutico alla cute invecchiata dovrà perciò tenere conto della presenza della presenza di eventuali stati patologici come il diabete o condizioni di immunosoppressione, stati fisiologici quali la menopausa nella donna,  il fototipo cutaneo e il fotoaging,  la presenza di  lesioni benigne o maligne legate a quest’ultimo che saranno adeguatamente affrontate, in base alle condizioni del paziente e alla natura della lesione, con terapia medica topica o  terapia chirurgica.

Se si esamina invece la cute  del volto per un trattamento di tipo estetico e una procedura adeguata di ringiovanimento, il medico dovrà pensare alla cute del soggetto e al volto in particolare in termini di strati affrontando i cambiamenti legati all’invecchiamento in ogni strato separatamente e operando in collaborazione con il chirurgo plastico quando necessario. Nel corso della vita il volto, come il corpo, cambia forma. Alcuni di questi cambiamenti sono dovuti alla crescita ossea e al rimodellamento, al cambiamento delle masse muscolari ma soprattutto adipose. Nella scelta di una procedura di ringiovanimento cutaneo sarà utile chiedere al paziente una  propria immagine in età giovanile per valutare i profili e i contorni persi con l’invecchiamento. Si potrà quindi decidere se operare localmente tramite semplici creme antirughe rivitalizzanti a base di vitamine e altri prodotti antiossidanti, derivati della Vit. A quali acido retinoico, peeling ad azione esfoliante o schiarente, filler riempitivi di tipo riassorbibile, semipermanente o permamente per riempire le rughe ancora morbide, tossina botulinica per attenuare i segni della mimica facciale  e prevenire l’irreversibilità delle rughe, uso di laser per procedura di skin resurfacing, minilifting facciali o veri e propri lifting chirurgici in grado di riposizionare cute, tessuto adiposo e componente muscolare nei loro siti originari[viii].



[i] Hashizume H. Skin aging and dry skin. J Dermatol. 2004 Aug;31(8):603-9.

[ii] Fisher GJ. The pathophysiology of photoaging of the skin. Cutis. 2005 Feb;75(2 Suppl):5-8;

[iii] Piérard GE. Ageing across the life span: time to think again. J Cosm Dermatol 2005, 3: 50-53.2

[iv] Pinnell SR. Cutaneous photodamage, oxidative stress, and topical antioxidant protection. J Am Acad Dermatol. 2003 Jan;48(1):1-19

[v] Rees JL. The genetics of sun sensitivity in humans. Am J Hum Genet. 2004 Nov;75(5):739-51

[vi]Bielenberg DR, Bucana CD, Sanchez R, Donawho CK, Kriepke ML, Fidler IJ. Molecular regulation of UVB-induced cutaneous angiogenesis. J Invest Dermatol. 1998 Nov;111(5):864-72.

[vii] Piérard GE. The quandary of climateric skin ageing. Dermatology 1996;193:273-4

[viii] Donofrio LM Evaluation and Management of the ageing Face. Cap 27 in “Surgery of the Skin. Procedural Dermatology”. Robinson JK, Hanke CW, Sengelmann RD and Siegel DM 1th Edition, Elsevier Mosby 2005.

 

 

 

 

 

 

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